Giovedì 27 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala Stella Maris Maurizio Loviglio proietterà una scelta di foto scattate in alcuni dei viaggi-studio che l’Istituto organizza annualmente. Le immagini di Maurizio, che verranno commentate, ci fanno scoprire aspetti che l’occhio attento del fotografo coglie e valorizza in una forma che è arte. 

Questa volta Maurizio ha selezionato fotografie di due viaggi a Berlino, realizzati a distanza di una decina d’anni e che ci permetteranno di cogliere, all’interno delle suggestioni che la capitale tedesca ci suggerisce, una delle più caratterizzanti e cioè quella del cambiamento: Berlino città in continuo divenire.

Seguirà poi Vienna, meta del nostro ultimo capodanno. Città che sembra ferma nell’atmosfera della sontuosità degli edifici imperiali, ma che conserva anche anime diverse e sempre affascinanti nei vecchi quartieri ebraico e greco e nei moderni edifici oltre Danubio.

Delle due capitali l’obiettivo ha colto suggestivi particolari di vie, edifici, negozi, parchi e musei e ci consegna anche una vivida carrellata di persone che popolano le strade o siedono nei locali, giovani soprattutto, ma non solo, ciascuna portatrice di una caratteristica che ha attirato l’attenzione del fotografo.

GIOVEDI 13 FEBBRAIO, ORE 17,30, SALA STELLA MARIS.

Conversazione con diapositive. Al pianoforte Antonio Delfino. Letture di poesie da “Porzellan” di Durst Grünbein

Dresda, la Firenze tedesca, comincia a morire alle 22,20 del 13 febbraio 1945, l’ultimo giorno di un carnevale che nessuno aveva voglia di festeggiare in tempo di guerra. In città c’è solo un piccolo circo e il clown, già in preallarme, invita i bambini a fuggire. Dresda è affollata da profughi in fuga dal fronte orientale. Finora non ha subito distruzioni di rilievo, non è militarmente né industrialmente importante. Il conflitto sta finendo e si spera che anche in guerra si rispetti un centro d’arte universale, una delle più belle città d’Europa. Ciò che generazioni hanno costruito nel corso dei secoli viene invece distrutto in poche decine di minuti e bruciato in un rogo immenso che non risparmia nulla del meraviglioso centro storico e dei suoi abitanti. Il numero dei morti resta imprecisato. Si parla di almeno 40.000 persone di cui è rimasta qualche traccia. Di intere famiglie, intere comunità nessuno ha mai potuto denunciare la scomparsa. Non è noto quanti dei circa duecentomila profughi siano spariti nel rogo. Sulla piazza del mercato, la più grande del centro di Dresda, si costruiscono enormi pire con le rotaie del tram divelte per eliminare a strati migliaia di cadaveri. Le pire ardono ininterrottamente per intere giornate e per settimane si continuano ad estrarre morti dalle cantine.

A 80 anni dalla tragedia molti edifici e monumenti sono stati ricostruiti ma il meraviglioso tessuto urbano è scomparso. La città è come un libro da cui sono state strappate e arse molte pagine, interi capitoli. Ricordare Dresda e il suo gemellaggio con Coventry deve essere un monito per una umanità spesso sorda e immemore.

Martedì 12 novembre ore 15,30 e Mercoledì 13 novembre ore 21, Sala  NUOVOFILMSTUDIO, Piazza Rebagliati (Officine Solimano): proiezione del film “BARBARA”, regia di Christian Petzold, con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld, Jasna Fritzi Bauer. Germania 2012, 105′. Versione originale con sottotitoli.

Nella settimana in cui si celebra il 35° anniversario del Crollo del Muro di Berlino e della conseguente caduta delle dittature nell’Europa orientale,  l’ICIT Savona propone il capolavoro del regista Christian Petzold . Con questo film inizia la collaborazione con NUOVOFILMSTUDIO  con una serie di appuntamenti allo scopo di ampliare la diffusione della cinematografia tedesca proponendo importanti film in versione originale e sottotitolati.

La storia è ambientata nella DDR. Barbara, la protagonista, (l’intensa Nina Hoss, musa del regista) è una dottoressa di Berlino est che nel 1980 viene declassata per motivi politici e disciplinari dall’ efficiente ospedale “Charité” ad un ospedaletto di provincia. Una vita squallida, senza rapporti con i colleghi di lavoro: unica soddisfazione le passeggiate in  bicicletta nella natura ventosa e selvaggia della Pomerania. Il dirigente dell’ospedale, forse un informatore della Stasi, la corteggia mentre Barbara conduce una vita di routine, nella speranza di una fuga con il suo uomo che vive all’ovest.

“Voglio spiegare come stava davvero la gente all’epoca del Muro”, afferma il regista Petzold, esponente della Scuola di Berlino, movimento cinematografico nato dopo il 9 Novembre.

Già film famosi come “La vita degli altri” e “Good Bye Lenin”, premiati con Oscar, avevano indagato la vita al di là del Muro e messo in luce l’oppressione della Stasi e il sistema di controllo dell’occhiuta Polizia di stato, volto a reprimere la libertà individuale e il libero pensiero.
Con una spia ogni 59 abitanti la Germania comunista raggiunse il primato mondiale nel campo dello spionaggio. La Stasi (Ministero della Staatssicherheit, ovvero della Sicurezza dello stato), era nata nel 1950 sul modello del KGB sovietico. Il numero degli informatori non ufficiali raggiunse nel 1989 quasi i 200.000. Complessivamente tra il 1950 e il 1989 ci furono 620.000 informatori, delatori, denuncianti. L’apparato spionistico più grande del mondo prevedeva l’internamento di massa in caso di sommosse, prigioni e torture, controllo della corrispondenza e del telefono, pedinamenti e spietati interrogatori. La Stasi si serviva delle “tecniche di decomposizione della personalità”: rendere la vita miserabile, interrompere e controllare amicizie, impedire carriere di lavoro e di studi, seminare diffidenza, dividere le famiglie, sottrarre i figli minori affidandoli a sconosciuti. L’aspetto psicologico riguardava la distruzione di sentimenti di fiducia e di amore, inducendo depressione, paura, crisi di panico, con metodi sempre più raffinati.

Martedì 5 novembre, ore 17,30, presso il Teatro dei Cattivi Maestri, Officine Solimano, Piazza Rebagliati (vicino al Filmstudio):

“GROTESK ! Ridere rende liberi“, di Bruno Maccallini e Antonella Ottai. Regia di Bruno Maccallini. Musiche dal vivo di Pino Cangialosi

Si tratta di una performance travolgente, elegante, ironica e agghiacciante dell’attore, autore e regista Bruno Moccellini, presentata con successo in molti teatri italiani.

E’ la storia di comici ebrei nella Berlino in grande espansione degli anni venti-trenta, quelli della Repubblica di Weimar. La Berlino praticamente capitale della trasgressione, della vita, della follia.

I comici ebrei che vengono raccontati erano i protagonisti della scena berlinese di quegli anni e questi stessi comici li troviamo poi, a distanza di pochi anni, a recitare ancora, e tragicamente sempre irrispettosi, in un altro cabaret, ma è il cabaret del lager.

Lo spettacolo nasce da un libro di Antonella Ottai, frutto di una ricerca condotta sul destino di alcuni comici degli anni trenta che resero grande il cabaret mitteleuropeo, in particolare quello berlinese. Sono in gran parte ebrei, come tipicamente ebraico era il loro umorismo, e la loro sorte viene segnata dall’avvento del nazismo. Espulsi dai set e dai palcoscenici, le loro performance si replicano nei ghetti e poi nei lager. Sono “stelle di prima grandezza che di grande non hanno più che la stella gialla, cucita ben in evidenza sul loro petto”. La loro storia diventa occasione per interrogarsi sulla forza d’urto del riso, per riflettere sul senso del comico anche nella sofferenza quando, a complicarne le dinamiche, interviene la relazione che si instaura fra la vittima e il carnefice, in attesa entrambi dell’ “l’ultima risata”.

Grande concerto ICIT venerdi 25 ottobre, ore 21, nella Chiesa di San Domenico a Savona: il quintetto d’archi composto da Jörg Faßmann e Lenka Matějákov, violino, Anya Dambeck e Annegret Teichmann, viola, Matthias Wilde, violoncello, strumentisti di altissimo profilo della Sächsische Staatskapelle di Dresda, presenteranno un programma tutto tedesco: da Bruckner, nel bicentenario dalla nascita, al Classicismo di Mozart, al Romanticismo di Mendelssohn.

La Sächsische Staatskapelle di Dresda fu fondata nel 1548 ed è pertanto una delle più antiche orchestre del mondo. Fu affidata nel corso degli anni ad alcuni dei più grandi direttori di orchestra tra cui Carl Maria von Weber, Richard Wagner, Richard Strauss, Karl Böhm, Rudolf Kempe e Giuseppe Sinopoli, che la diresse fino alla sua morte nel 2001.

Il concerto è nato dalla collaborazione dell’Istituto di Cultura Italo-Tedesco ICIT Savona con l’Associazione musicale “Ensemble Nuove Musiche”, promotrice dell’importante Festival Internazionale di Musica di Savona.

Venerdi 11 ottobre, alle ore 17, 30, presso la Sala multimediale “Stella Maris”, Gianfelice D’Accolti, del Teatro “La Baracca” di Prato, che si è già esibito a Savona lo scorso anno nello spettacolo tratto dalla “Brocca rotta di Kleist, ottenendo grande successo, presenterà il monologo “L’Anarchico gentile”, tratto da una novella di Heinrich Böll.

Böll è considerato uno dei massimi scrittori della letteratura tedesca del secondo dopoguerra ed è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1972. Tra i suoi romanzi più noti, “Opinioni di un clown”, “Foto di gruppo con signora”, “L’onore perduto di Katharina Blum”

Nel centenario della morte del grande praghese, l’Istituto di Cultura ICIT-Savona organizza una mostra sulla vita di Kafka attraverso le illustrazioni del fumettista austriaco Nicolas Malhler, raccolte in un volume disponibile anche in italiano.

La mostra si inaugura a Savona il 10 settembre presso la Sala “Stella Maris” in piazza Rebagliati e sarà visitabile dal 19 settembre al 10 ottobre presso la Biblioteca civica “A. Barrili”.

Martedi 10 settembre, alle ore 17,30, il dott. Mauro Nervi dell’Università di Pisa, curatore delle opere di Kafka per Bompiani, terrà una conferenza inaugurale dal titolo “Kafka e l’ebraismo”, trattando temi fondamentali per la comprensione delle opere del grandissimo scrittore.

Film dalla Cineteca del Goethe Institut

Presso i Bagni Sirena, Prolungamento a mare:

lunedi 19 agosto, ore 21,15, “Il tamburo di latta” Palma d’Oro a Cannes, dal romanzo del premio Nobel per la letteratura Günter Grass , Regia di Volker Schlönderff

lunedi 26 agosto, ore 21,15, “Effi Briest”, dal capolavoro di Theodor Fontane, intensa storia di passione e ribellione che esplora i vincoli della società e l’eterna ricerca della libertà.

Mercoledi 24 luglio, alle ore 21, nella Chiesa di Sant’Andrea, concerto con Stefanna Kybalova, soprano, Danilo Formaggia, tenore e Walter Borin al pianoforte. Saranno eseguiti brani da famose operette di Franz Lehar, Paul Lincke, Eduard Künneke, Emmerich Kalman.

L’operetta fu un genere musicale un tempo molto popolare. Ebbe origine in Francia alla metà dell’Ottocento, si diffuse quindi a Vienna nell’ultimo quarto del secolo. Questo mondo giocoso e sentimentale riveste un aspetto sociale di rilevante importanza nella vita ottocentesca: il gusto e il piacere borghese. La maggior popolarità si ebbe durante la Belle Époque La musica di Strauss e di altri autori, tra cui Lehar, è ritmata dal valzer, con un tocco squisitamente viennese. Di tutt’altra estrazione l’operetta berlinese, fondata sullo stile della canzone di cabaret. Partiture cosiddette berlinesi sono Frau Luna di Paul Linke e Der Vetter aus Dingsda di Künneke.

CANZONI BERLINESI DEL 900

Berlino nei dorati anni ’20 del ‘900: una metropoli all’avanguardia, con una spinta industrializzazione, nuovi quartieri, i tram, i caffè e una frenetica attività culturale. Berlino attira artisti da ogni parte d’Europa: pittori, poeti, scultori, registi, scrittori, musicisti e ballerini fanno della città il centro delle principali avanguardie europee.

L’atmosfera straordinaria della Berlino della prima metà del 900 rivive nelle canzoni rese famose da tra l’altro da Marlène Dietrich che saranno presentate a Savona dal soprano Yvetta Martos e dal pianista Dario Bonuccelli, venerdi 22 marzo, ore 17.30, Sala “Stella Maris” al porto.